Parrocchia Ss. Martino ves. * Antonio ab.

Ferno (Va)

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MARIA: Madre di Dio (1ª parte)

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LA MATERNITA' DIVINA DI MARIA

La Vergine Maria è innanzitutto la Madre del Verbo Incarnato, la Madre di Dio.
Questo è il suo titolo principale e il fondamento di tutti i suoi privilegi.
La formula “Madre di Dio” non appare esplicitamente nella Sacra Scrittura, ma in essa sono affermate nel modo più chiaro due verità: la prima è che Gesù è veramente Dio, la seconda è che Gesù è veramente Figlio di Maria.

A questo punto la logica ci obbliga a porre questo sillogismo: Gesù è Dio, Maria è la madre di Gesù: quindi Maria è la madre di Dio. Tuttavia possiamo trovare nella SCRITTURA anche delle formulazioni praticamente equivalenti a quella di “Madre di Dio”.
In S. Paolo oltre al testo dei Galati 4,4 (Rm 9,5):
“DA ESSI PROVIENE CRISTO SECONDO LA CARNE, EGLI CHE È SOPRA OGNI COSA,
DIO BENEDETTO NEI SECOLI”.

Questo Dio benedetto nei secoli, che è Gesù, proviene dagli Israeliti secondo la carne,
cioè secondo la generazione umana, e ciò avviene attraverso Maria, di cui egli è figlio.
Quindi Maria è la Madre di Dio.
Nel Vangelo di Luca, Elisabetta accoglie Maria nella sua casa come madre del Signore:
“A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?” (Lc 1,43).

L’espressione “la madre del mio Signore” è equivalente a “la madre del mio Dio”.
Il Concilio di Efeso (431) afferma innanzitutto il dogma dell’unità di Cristo, in un’unità secondo l’ipostasi, cioè secondo la persona, e di conseguenza afferma che Maria deve essere detta “Madre di Dio” (Theotókos).

Quando fu definito il carattere personale divino dell’uomo Cristo, la maternità di Maria fu definita
come divina.
Maria è Madre “di Dio” diciamo che Gesù è vero Dio; dicendo che Maria è “Madre” di Dio diciamo che Gesù è vero uomo; e diciamo anche che in lui la divinità e l’umanità sono unite nella stessa persona. 

LA VERGINITA’ PERPETUA DI MARIA

Nel corso del primo millennio si consolidarono innanzitutto due convinzioni: la prima che Maria Santissima è “Madre di Dio”, la seconda che è “la Vergine” per eccellenza, la Vergine delle vergini.
Già le prime professioni di fede attestano il “Natus ex Vergine”.

Il primo Concilio ecumenico che parla esplicitamente della perpetua verginità di Maria è il Concilio Costantinopolitano II (553): “Prese carne dalla gloriosa Theotókos e sempre vergine Maria”.

La definizione dogmatica della perpetua verginità di Maria appartiene al Concilio Lateranense del 649, convocato da Papa Martino I. Questa definizione è quindi infallibile e irreformabile. La perpetua verginità di Maria è quindi una verità di fede definita.
Ma che cosa è esattamente la verginità? Intesa in una prospettiva cristologica essa comporta la consegna totale della persona, anima e corpo, mente e cuore, a Gesù Cristo.

Intendendo in questo modo la verginità possiamo capire il senso di ciò che la Chiesa insegna dai primi secoli, quando dice che Maria fu vergine prima del parto (Virginitas ante partum), durante il parto (Virginitas in partu) e dopo il parto (Virginitas post partum).

1.   Il concepimento Verginale ( Virginitas ante partum) è molto chiaro leggendo i brani del Vangelo sia di Matteo che riprende la profezia di Isaia (7,14) “la vergine concepirà e darà alla luce un figlio”, sia di Luca che nel racconto dell’Annunciazione fa vedere chiaramente il riferimento alla stessa profezia mettendo in bocca a Maria questa domanda all’Angelo: “Come avverrà questo? Non conosco uomo” (1,34).

2.   Il dogma sulla Verginità afferma anche che l’integrità fisica di Maria non fu lesa all’atto del parto (Virginitas in partu) come nel concepire (sine virili semine), così anche nel partorire la sua integrità verginale rimase intatta. Il modo in cui partorì ebbe quindi anch’esso un carattere straordinario, così come straordinario era stato il modo in cui aveva concepito.

3.   La Scrittura attesta solo indirettamente la verginità di Maria dopo il parto (Virginitas post partum). Il fatto che il Salvatore morente affidi sua madre alla protezione di Giovanni (Gv. 19,26: “Donna, ecco tuo figlio”), lascia presupporre che Maria non avesse altri figli oltre Gesù.

L’interpretazione tradizionale di Lc. 1,34, dalla risposta di Maria:
“Come avverrà questo, poiché io non conosco uomo?” arguisce il suo proposito di verginità perpetua, fatta per una particolare illuminazione divina e cioè il suo proposito di dedicare tutta se stessa alla persona e alla missione di Colui che così prodigiosamente aveva concepito e partorito.

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MARIA: Madre di Dio (2ª parte)

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FESTEGGIARE LA MADRE DI DIO

Noi dunque crediamo e professiamo che Gesù, il nostro Dio e unico Salvatore,
è nato da una donna, da Maria Vergine, per opera non di uomo ma di Spirito Santo.
Lo diciamo ogni Domenica nel Credo, è parte essenziale della fede che ci gloriamo di professare.

Festeggiare la madre di Dio vuol dire riconoscere che Gesù è Dio e trarne tutte
le conseguenze. Al centro di questa festa, come di ogni festa dei Cristiani, ci sta sempre Gesù, il Dio fatto uomo.
Il dono che Dio ci offre attraverso Maria è il Figlio suo:

a) è un uomo, dal nome oltretutto abbastanza comune in quel luogo e in quel tempo: Gesù.

b) è Salvatore sul serio: questo è il significato del Nome.

c) è Grande e Re eterno (come aveva profetizzato Nathan): è il compimento delle attese messianiche d’Israele.

d) è Figlio dell’Altissimo è Figlio di Dio è “Santo”, cioè presenza di Dio.

e) in conclusione, è il dono supremo del Padre, e tutte le volte che professiamo la nostra fede in Lui, noi esaltiamo l’amore di Dio per noi.

I soliti sapienti secondo il mondo, che sanno così poco perché “non perdono il loro tempo”  a vedere le cose che hanno davanti al naso, si arrestano davanti alla contraddizione VERGINE/MADRE, e quando proprio vogliono essere gentili e tolleranti, ce la perdonano a noi cristiani come un curioso gioco di parole senza nessun aggancio con la realtà……ma è proprio così?

MATERNITA’

E' accettare che ciò che hai messo al mondo è un altro. Non è te, non è una semplice parte di te. E crescendo diventerà altro da quello che potresti aver programmato.
Ogni esperienza di maternità alla fine comprende tutti e due gli aspetti accennati sopra.
È vero: ogni creatura umana che sia madre, in realtà vive questa sua maternità in modo  verginale, cioè dipendente. A meno che pensi che il figlio può essere fabbricato come si vuole, quando si vuole, secondo l’esatto progetto che si ha in testa. Il figlio come cosa assolutamente tua!…

E’ l’atteggiamento meno verginale, ma anche meno materno. Pensandoci bene è anche il meno umano. Una umanità che rifiuta il figlio come dono e come dato e lo accetta solo come prodotto è una umanità che si condanna a non rinnovarsi più e a ripetersi fino a sparire. E speriamo che ci ripensi prima che sia troppo tardi.

Maria, in che cosa allora differisce da ogni donna? Le due tendenze  della maternità e della verginità- che sono presenti in ognuna, in Lei però raggiungono la perfezione.
E perché? Ma perché Colui da cui le arriva la vita non è semplicemente UN altro: è l’ALTRO, è Dio: lo Spirito Santo. E perché Colui a cui dà la vita non è semplicemente UN altro: è l’ALTRO, è Dio:
Gesù Cristo. Gesù è totalmente uomo e totalmente Dio? E allora la Madonna è
totalmente madre e totalmente vergine!
Quando l’ALTRO è Dio, allora la verginità diventa profezia, cioè annuncio del Regno di Dio: «c’è qui Uno più grande di noi tutti»: e la cosa riguarda non soltanto Maria,
ma tutta la Chiesa, che è nel mondo a portare la salvezza di Dio.

E quando l’ALTRO è Dio, allora la maternità diventa maternità divina:
«chi fa la volontà del Padre mio è mio fratello e sorella e madre»: e la cosa riguarda ancora tutta la Chiesa, che porta nel mondo non semplicemente un po’ di benessere in più, ma la vita eterna.

Funziona solo se l’ALTRO è sicuramente più capace di te semplice uomo (ecco il perché della risurrezione), ed è sicuramente interessato a te, ti ama come nessuno mai ti ha amato (ecco il perché della croce). Togliendo la croce e la risurrezione, mancherà la garanzia che questo Altro merita la vostra fiducia. A questo punto, l’Altro, cioè Dio è declassato a simbolo del vostro impegno morale e della vostra spiritualità. Un simbolo perfettamente sostituibile, ecco perché c’è chi dice che «tutte le religioni sono uguali»!

Quando è Dio! Il dramma più grande e più affascinante della storia non è la crocifissione di Cristo, ma l’incarnazione.
Noi Cristiani diciamo che Dio -l’Essere- chiede di essere riconosciuto dall’uomo:
si mette lì davanti, disarmato come un bambino e adesso tocca a noi adattarci a lui
e non viceversa.

Un Dio che viene a farsi coccolare e chi non sa coccolare un bambino probabilmente non farà mai un
granchè per i milioni di bambini poveri…!
Un Dio che si fa mendicante dell’uomo (Mc.14,3-9)! Forse è meglio continuare a dire: Dio che si fa
FIGLIO dell’uomo.

Non siamo l’unica religione a chiamarLo Padre, mentre siamo l’unica religione che lo chiama FIGLIO.
Il Dio ultrapotente e ultraspirituale delle altre religioni in fondo è ancora prevedibile, riconoscibile
come prodotto della mente umana.

Quel bambino sulla paglia di Betlemme…invece è uscito dal ventre di una donna, ed è infinitamente
più nuovo e più sconvolgente di qualunque cosa possa aver pensato il più intelligente dei filosofi o il
più ardito dei mistici.

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MARIA: Immacolata Concezione

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L’8 dicembre 1854 Pio IX definì in questi termini la concezione immacolata di Maria:

“La dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente in vista del merito di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale, è stata rivelata da Dio e perciò si deve credere fermamente e inviolabilmente”.

Quell’atto definitorio, vincolante e irreformabile chiuse un lunghissimo processo storico che, in vario modo, coinvolse tutta la Chiesa cattolica: i fedeli, i teologi, i papi.

L’Immacolata Concezione ha quattro significati fondamentali: Maria compie in sé l’esistenza umana quale Dio l’ha voluta: ella è donna orientata verso l’alto, non piegata dal peso del peccato, non ripiegata su di sé ma aperta totalmente all’amore di Dio, degli uomini, della creazione.

In Maria, donna storica dal cuore puro e ignaro della discordia, si è resa viva e concreta la speranza dell’umanità che cerca un futuro di pace e giustizia, di fraternità e di armonia. Maria è lo specchio dell’esistenza discepolare perché l’essere immacolata e piena di grazia non la esime dalla sua condizione terrena con tutto ciò che essa comporta di sofferenza e opacità, di lotta interiore e di partecipazione alle passioni dell’esistenza.

In Maria risplende la forma vera e pura della bellezza senza menzogna, senza turbamento, come riverbero della bontà e dello splendore di Dio. Questa solennità pone in rilievo uno speciale privilegio di Maria di Nazareth, la quale in previsione dei meriti di Cristo suo figlio, fu preservata da ogni peccato fin dal proprio concepimento.

In tal modo Maria è “immacolata” dal momento che in lei non vi sono né il peccato né le sue tristi conseguenze. La Vergine Immacolata è dunque immagine vera di ciò che è chiamata ad essere la Chiesa. che in Maria Immacolata brilla in maniera eccezionale e che per noi è ancora una meta da raggiungere con l’aiuto della grazia, esige che coltiviamo i valori fondamentali cristiani ed umani non solo nell’ambito personale ma anche in quello della vita pubblica e sociale.

Maria Immacolata ci precede e ci accompagna nel nostro cammino verso Dio, è nostra avvocata e intercede in maniera potente presso il Signore.

Noi ci uniamo a lei con amore di figli, per affidarle la nostra vita, le gioie e le speranze, le preoccupazioni e i successi, sicuri che saprà presentarli adeguatamente al suo divin Figlio Gesù.

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MARIA: Assunta in Cielo

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La definizione dogmatica dell’Assunzione di Maria in cielo, fatta da Pio XII il 1 novembre 1950 con la Costituzione Munificentissimus Deus riguarda soltanto lo stato glorioso della Vergine, e non dice nulla circa il modo in cui Maria vi giunse, se passando attraverso la morte e la risurrezione, oppure no.

La gloria celeste di cui parla è lo stato di beatitudine nel quale si trova attualmente l’umanità santissima di Gesù, e al quale giungeranno tutti gli eletti alla fine del mondo.
Il privilegio concesso a Maria consiste quindi nel dono dell’anticipata glorificazione integrale del  suo essere, anima e corpo, a somiglianza del suo Figlio. I primi indizi di una festa del transito di Maria (o dormizione) li troviamo in Oriente tra il 540 e il 570, come risulta dalla narrazione dei pellegrini che visitarono Gerusalemme in quegli anni.

A Roma la celebrazione viene introdotta nel VII secolo, divenendo subito la più importante di tutte. La Munificentissimus Deus afferma che vi è un nesso strettissimo tra la verità dell’Assunzione e quella dell’Immacolata Concezione. Questo nesso cominciò ad affiorare almeno a partire dal VI secolo: dall’effetto (Assunzione) si risalì alla causa (Immacolata) e dalla causa (Immacolata) si discese all’effetto (Assunzione).

Se si legge la Bibbia, non si trova il racconto dell’Assunzione di Maria.
Perché allora la Chiesa si sente in diritto di insegnare ai fedeli l’assunzione di Maria in anima e corpo? Il fatto è che la lettura dei libri sacri và compiuta con la capacità di penetrazione che lo Spirito Santo dona ai fedeli: la parola rivelata contiene assai più di quanto dice esplicitamente.

La Madonna è la creatura che più perfettamente ha condiviso il destino del Figlio.
E riflettendo sul rapporto tra Gesù e Maria sembra del tutto logico che il Figlio voglia con sé la madre ancor prima della resurrezione universale dell’ultimo giorno della storia.

Che cosa vuol dire questo dogma? Non dobbiamo immaginare l’assunzione come un cambiamento di luogo da parte di Maria che viene collocata accanto al Signore Gesù.
Maria recupera e trasfigura le bellezze concretissime della vita terrena. In lei noi siamo certi che il nostro povero corpo disfatto dal tempo risorgerà e si inserirà nel Signore Gesù che vive per sempre.
Che cosa fa Maria nella beatitudine? Fa’ ciò che compiono i santi, loda e ringrazia il suo Signore, canta le lodi di Dio, si colloca come la Madre di tutti i beati, gioisce di un’assimilazione a Cristo quale nessun altro può raggiungere.

L’assunzione di Maria ci assicura che ciascuno di noi, se vuole seguire Cristo, troverà il pieno espletamento dei suoi desideri e delle sue attese già compiute in Maria.
Ecco il significato di questa ascensione al cielo in “anima e corpo”: la nostra speranza è certo una speranza “spirituale”, ma trae con sé anche l’aspetto corporeo e le bellezze del creato.

Nella Madonna assunta in cielo, il Cristianesimo ritrova una venatura di tenerezza che integra la dimensione seria e talvolta cupa della paura della dannazione.
Con Maria la vita beata conosce anche la sensibilità femminile, verginale, sponsale e materna.

I fedeli possono accedere a Dio soltanto attraverso Cristo e non senza l’intercessione di Maria.

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