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MARIA: Madre di Dio (1ª parte)
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LA
MATERNITA' DIVINA DI MARIA
La Vergine Maria è innanzitutto la Madre del Verbo
Incarnato, la Madre di Dio.
Questo è il
suo titolo principale e il fondamento di tutti i suoi
privilegi.
La formula “Madre di Dio” non
appare esplicitamente nella Sacra Scrittura,
ma in essa sono
affermate nel modo più chiaro
due verità: la prima è che Gesù è veramente
Dio, la seconda è che Gesù è veramente
Figlio di Maria.
A questo punto la logica
ci obbliga a porre questo sillogismo: Gesù
è Dio, Maria è la madre di Gesù: quindi
Maria è la madre di Dio.
Tuttavia possiamo trovare nella SCRITTURA
anche delle formulazioni praticamente
equivalenti a quella di “Madre di Dio”.
In S. Paolo oltre al testo dei Galati 4,4
(Rm 9,5):
“DA ESSI PROVIENE CRISTO SECONDO
LA CARNE, EGLI CHE È SOPRA OGNI COSA,
DIO
BENEDETTO NEI SECOLI”.
Questo Dio benedetto
nei secoli, che è Gesù, proviene dagli Israeliti
secondo la carne,
cioè secondo la generazione
umana, e ciò avviene attraverso Maria, di cui egli è figlio.
Quindi Maria è
la Madre di Dio.
Nel Vangelo di Luca, Elisabetta accoglie
Maria nella sua casa come madre del Signore:
“A che debbo che la madre del mio
Signore venga a me?” (Lc 1,43).
L’espressione
“la madre del mio Signore”
è equivalente a “la madre del mio Dio”.
Il
Concilio di Efeso (431) afferma innanzitutto
il dogma dell’unità di Cristo, in un’unità
secondo l’ipostasi,
cioè secondo la persona, e di conseguenza afferma che Maria deve
essere detta
“Madre di Dio” (Theotókos).
Quando fu definito il carattere personale
divino dell’uomo Cristo, la maternità di
Maria
fu definita
come divina.
Maria è Madre “di Dio” diciamo che Gesù
è vero Dio; dicendo che Maria è “Madre”
di Dio
diciamo che Gesù è vero uomo; e
diciamo anche che in lui la divinità e
l’umanità sono unite nella stessa persona.
LA VERGINITA’ PERPETUA DI MARIA
Nel corso del primo millennio si consolidarono innanzitutto
due convinzioni: la prima che Maria
Santissima è “Madre di Dio”, la seconda che è “la Vergine”
per eccellenza, la Vergine delle
vergini.
Già le prime professioni di fede attestano il
“Natus ex Vergine”.
Il primo Concilio ecumenico che parla esplicitamente della
perpetua verginità di Maria è il
Concilio Costantinopolitano II (553): “Prese carne dalla
gloriosa Theotókos e sempre vergine
Maria”.
La definizione dogmatica della perpetua verginità di Maria
appartiene al Concilio Lateranense
del 649, convocato da Papa Martino I.
Questa definizione è
quindi infallibile e irreformabile.
La perpetua verginità di Maria è quindi una verità di fede
definita.
Ma che cosa è esattamente la verginità? Intesa in una
prospettiva cristologica essa comporta
la consegna totale della persona, anima e corpo, mente e
cuore, a Gesù Cristo.
Intendendo
in questo modo la verginità possiamo capire il senso di ciò
che la Chiesa insegna dai primi
secoli, quando dice che Maria fu vergine prima del parto (Virginitas
ante partum), durante il
parto (Virginitas in partu) e dopo il parto (Virginitas post
partum).
1.
Il concepimento Verginale ( Virginitas ante partum) è
molto chiaro leggendo i brani del
Vangelo sia di Matteo che riprende la profezia di Isaia
(7,14) “la vergine concepirà e darà
alla luce un figlio”,
sia di Luca che nel racconto
dell’Annunciazione fa vedere chiaramente il
riferimento alla stessa profezia mettendo in bocca a Maria
questa domanda all’Angelo:
“Come
avverrà questo? Non conosco uomo” (1,34).
2. Il dogma sulla Verginità afferma anche che l’integrità
fisica di Maria non fu lesa all’atto del
parto (Virginitas in partu) come nel concepire (sine virili
semine), così anche nel partorire la
sua integrità verginale rimase intatta. Il modo in cui
partorì ebbe quindi anch’esso un carattere
straordinario, così come straordinario era stato il modo in
cui aveva concepito.
3. La Scrittura attesta solo indirettamente la verginità di Maria dopo il parto
(Virginitas post
partum). Il fatto che il Salvatore morente affidi sua madre
alla protezione di Giovanni
(Gv. 19,26: “Donna, ecco tuo figlio”), lascia presupporre che Maria
non avesse
altri figli oltre Gesù.
L’interpretazione tradizionale di Lc. 1,34, dalla risposta
di Maria:
“Come avverrà questo, poiché
io non conosco uomo?” arguisce il suo proposito di verginità
perpetua, fatta per una particolare
illuminazione divina e cioè
il suo proposito di dedicare
tutta se stessa alla persona e alla
missione di Colui che
così prodigiosamente aveva concepito e
partorito. |
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MARIA: Madre di Dio (2ª parte)
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FESTEGGIARE LA MADRE DI DIO
Noi dunque crediamo e professiamo che Gesù, il nostro Dio e
unico Salvatore,
è nato da una donna, da Maria Vergine, per opera non di uomo
ma di Spirito Santo.
Lo diciamo ogni Domenica nel Credo, è parte essenziale della
fede che ci gloriamo
di professare.
Festeggiare la madre di Dio vuol dire riconoscere che Gesù è
Dio e trarne tutte
le conseguenze. Al centro di questa festa, come di ogni
festa dei Cristiani,
ci sta sempre Gesù, il Dio fatto uomo.
Il dono che Dio ci offre attraverso Maria è il Figlio suo:
a) è un uomo, dal nome oltretutto abbastanza comune in quel
luogo
e
in
quel tempo: Gesù.
b) è Salvatore sul serio: questo è il significato del Nome.
c) è Grande e Re eterno (come aveva profetizzato Nathan): è
il compimento delle attese messianiche d’Israele.
d) è Figlio dell’Altissimo è Figlio di Dio è “Santo”, cioè
presenza di Dio.
e) in conclusione, è il dono supremo del Padre, e tutte le
volte che professiamo la nostra fede in Lui, noi esaltiamo
l’amore di Dio per noi.
I soliti sapienti secondo il mondo, che sanno così poco
perché “non perdono il loro tempo” a vedere le cose
che hanno davanti al naso, si arrestano davanti alla
contraddizione VERGINE/MADRE, e quando proprio vogliono
essere gentili e tolleranti, ce la perdonano a noi cristiani
come un curioso gioco di parole senza nessun aggancio con la
realtà……ma è proprio così?
MATERNITA’
E' accettare che ciò che hai messo al mondo è un altro. Non è
te, non è una semplice parte di te. E crescendo diventerà
altro da quello che potresti aver programmato.
Ogni esperienza di maternità alla fine comprende tutti e due
gli aspetti accennati sopra.
È vero: ogni creatura umana che
sia madre, in realtà vive questa sua maternità in modo
verginale, cioè dipendente. A meno che pensi che il figlio
può essere fabbricato come si vuole, quando si vuole,
secondo l’esatto progetto che si ha in testa. Il figlio come
cosa assolutamente tua!…
E’ l’atteggiamento meno verginale, ma anche meno materno.
Pensandoci bene è anche il meno umano. Una umanità che
rifiuta il figlio come dono e come dato e lo accetta solo
come prodotto è una umanità che si condanna a non rinnovarsi
più e a ripetersi fino a sparire. E speriamo che ci ripensi
prima che sia troppo tardi.
Maria, in che cosa allora differisce da ogni donna? Le due
tendenze della maternità e della verginità- che sono
presenti in ognuna, in Lei però raggiungono la perfezione.
E perché? Ma perché Colui da cui le arriva la vita non è
semplicemente UN altro: è l’ALTRO, è Dio: lo Spirito Santo.
E perché Colui a cui dà la vita non è semplicemente UN
altro: è l’ALTRO, è Dio:
Gesù Cristo. Gesù è totalmente uomo e totalmente Dio? E
allora la Madonna è
totalmente madre e totalmente vergine!
Quando l’ALTRO è Dio,
allora la verginità diventa profezia, cioè annuncio del
Regno di Dio:
«c’è qui Uno più grande di noi tutti»: e la cosa riguarda
non soltanto Maria,
ma tutta la Chiesa, che è nel mondo a portare la salvezza di
Dio.
E quando l’ALTRO è Dio, allora la maternità diventa
maternità divina:
«chi fa la volontà del Padre mio è mio fratello e sorella e
madre»: e la cosa riguarda ancora tutta la Chiesa, che porta
nel mondo non semplicemente un po’ di benessere in più, ma
la vita eterna.
Funziona solo se l’ALTRO è sicuramente più capace di te
semplice uomo (ecco il perché della risurrezione), ed è
sicuramente interessato a te, ti ama come nessuno mai ti ha
amato (ecco il perché della croce). Togliendo la croce e la
risurrezione, mancherà la garanzia che questo Altro merita
la vostra fiducia. A questo punto, l’Altro, cioè Dio è
declassato a simbolo del vostro impegno morale e della
vostra spiritualità.
Un simbolo perfettamente sostituibile, ecco perché c’è chi
dice che «tutte le religioni sono uguali»!
Quando è Dio! Il dramma più grande e più
affascinante della storia non è la crocifissione di Cristo,
ma l’incarnazione.
Noi Cristiani diciamo che Dio -l’Essere- chiede di essere
riconosciuto dall’uomo:
si mette lì davanti, disarmato come
un bambino e adesso tocca a noi adattarci a lui
e non
viceversa.
Un Dio che viene a farsi coccolare e chi non sa coccolare un
bambino probabilmente non farà mai un
granchè per i milioni di bambini poveri…!
Un Dio che si fa mendicante dell’uomo (Mc.14,3-9)! Forse è
meglio continuare a dire: Dio che si fa
FIGLIO dell’uomo.
Non siamo l’unica religione a chiamarLo Padre, mentre siamo
l’unica religione che lo chiama FIGLIO.
Il Dio ultrapotente e ultraspirituale delle altre religioni
in fondo è ancora prevedibile, riconoscibile
come prodotto della mente umana.
Quel bambino sulla paglia di Betlemme…invece è uscito dal
ventre di una donna, ed è infinitamente
più nuovo e più sconvolgente di qualunque cosa possa aver
pensato il più intelligente dei filosofi o il
più ardito dei mistici. |
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MARIA: Immacolata Concezione
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L’8 dicembre
1854 Pio IX definì in questi termini la concezione
immacolata di Maria:
“La dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria
nel primo istante della sua concezione,
per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente in
vista del merito di Gesù Cristo, salvatore del
genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di
peccato originale, è stata rivelata da Dio e perciò si deve
credere fermamente e inviolabilmente”.
Quell’atto definitorio, vincolante e irreformabile chiuse un
lunghissimo processo storico che, in vario modo, coinvolse
tutta la Chiesa cattolica: i fedeli, i teologi, i papi.
L’Immacolata Concezione ha quattro significati fondamentali:
Maria compie in sé l’esistenza umana quale Dio l’ha voluta:
ella è donna orientata verso l’alto, non piegata dal peso
del peccato, non
ripiegata su di sé ma aperta totalmente all’amore di Dio,
degli uomini, della creazione.
In Maria, donna storica dal cuore puro e ignaro della
discordia, si è resa viva e concreta la speranza
dell’umanità che cerca un futuro di pace e giustizia, di
fraternità e di armonia.
Maria è lo specchio dell’esistenza discepolare perché
l’essere immacolata e piena di grazia non la esime dalla sua
condizione terrena con tutto ciò che essa comporta di
sofferenza e opacità, di lotta interiore e di partecipazione
alle passioni dell’esistenza.
In Maria risplende la forma vera e pura della bellezza senza
menzogna, senza turbamento, come riverbero della bontà e
dello splendore di Dio. Questa solennità pone in rilievo uno
speciale privilegio di Maria di Nazareth, la quale in
previsione dei meriti di Cristo suo figlio, fu preservata da
ogni peccato fin dal proprio concepimento.
In tal modo Maria è “immacolata” dal momento che in lei non
vi sono né il peccato né le sue tristi conseguenze. La
Vergine Immacolata è dunque immagine vera di ciò che è
chiamata ad essere la Chiesa. che in Maria Immacolata brilla
in maniera eccezionale e che per noi è ancora una meta da
raggiungere con l’aiuto della grazia, esige che coltiviamo i
valori fondamentali cristiani ed umani non solo nell’ambito
personale ma anche in quello della vita pubblica e sociale.
Maria Immacolata ci precede e ci accompagna nel nostro
cammino verso Dio, è nostra avvocata e intercede in maniera
potente presso il Signore.
Noi ci uniamo a lei con amore di figli, per affidarle la
nostra vita, le gioie e le speranze, le preoccupazioni e i
successi, sicuri che saprà presentarli adeguatamente al suo
divin Figlio Gesù. |
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MARIA: Assunta in Cielo
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La
definizione dogmatica dell’Assunzione di Maria in cielo,
fatta da Pio XII il 1 novembre 1950
con la Costituzione Munificentissimus Deus riguarda soltanto
lo stato glorioso della Vergine, e
non dice nulla circa il
modo in cui Maria vi giunse, se passando attraverso la morte
e
la risurrezione, oppure no.
La gloria celeste di cui parla è lo stato di beatitudine nel
quale si trova attualmente l’umanità santissima di Gesù, e
al quale giungeranno tutti gli eletti alla fine del mondo.
Il privilegio concesso a Maria consiste quindi nel dono
dell’anticipata glorificazione integrale del
suo essere,
anima e corpo, a somiglianza del suo Figlio.
I primi indizi di una festa del transito di Maria (o
dormizione) li troviamo in Oriente tra il 540 e il 570,
come risulta dalla narrazione dei pellegrini che
visitarono Gerusalemme in quegli anni.

A Roma la
celebrazione viene introdotta nel VII secolo, divenendo
subito la più importante di tutte.
La Munificentissimus Deus afferma che vi è un nesso
strettissimo tra la verità dell’Assunzione e quella
dell’Immacolata Concezione. Questo nesso cominciò
ad affiorare almeno a partire dal VI secolo: dall’effetto
(Assunzione) si risalì alla causa (Immacolata) e dalla
causa (Immacolata) si discese all’effetto (Assunzione).
Se si legge la Bibbia, non si trova il racconto
dell’Assunzione di Maria.
Perché allora la Chiesa si
sente in diritto di insegnare ai fedeli l’assunzione di
Maria in anima e corpo? Il fatto è che la lettura dei
libri sacri và compiuta con la capacità di penetrazione
che lo Spirito Santo dona ai fedeli: la parola rivelata
contiene assai più di quanto dice esplicitamente.
La
Madonna è la creatura che più perfettamente ha
condiviso il destino del Figlio.
E riflettendo sul
rapporto tra Gesù e Maria sembra del tutto logico
che il Figlio voglia con sé la madre ancor prima della
resurrezione universale dell’ultimo giorno della
storia.
Che cosa vuol dire questo dogma? Non dobbiamo
immaginare l’assunzione come un cambiamento di
luogo da parte di Maria che viene collocata accanto
al Signore Gesù.
Maria recupera e trasfigura le
bellezze concretissime della vita terrena. In lei noi
siamo certi che
il nostro povero corpo disfatto dal
tempo risorgerà e si inserirà nel Signore Gesù che
vive per sempre.
Che cosa fa Maria nella beatitudine? Fa’ ciò che
compiono i santi, loda e ringrazia il suo Signore,
canta le lodi di Dio, si colloca come la Madre di tutti
i beati, gioisce di un’assimilazione a Cristo quale
nessun altro può raggiungere.
L’assunzione di Maria ci assicura che ciascuno di
noi, se vuole seguire Cristo, troverà il pieno espletamento
dei suoi desideri e delle sue attese già compiute
in Maria.
Ecco il significato di questa ascensione al
cielo in “anima e corpo”: la nostra speranza è certo
una speranza “spirituale”, ma trae con sé anche
l’aspetto corporeo e le bellezze del creato.
Nella Madonna assunta in cielo, il Cristianesimo
ritrova una venatura di tenerezza che integra la
dimensione seria e talvolta cupa della paura della
dannazione.
Con Maria la vita beata conosce anche
la sensibilità femminile, verginale, sponsale e materna.
I fedeli possono accedere a Dio soltanto attraverso
Cristo e non senza l’intercessione di Maria. |
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