Parrocchia Ss. Martino ves. * Antonio ab.

Ferno (Va)

- l'Acacia -

Albero od arbusto di origine africana ed australiana, della famiglia delle Mimosaceae.
Ha foglie pennate. Ci sono approssimativamente 1300 specie di Acacia al mondo, di cui circa 960 originarie dell'Australia e le rimanenti diffuse nelle regioni calde e a clima tropicale di entrambi gli emisferi, in Africa, nel sud-est asiatico e nelle Americhe.
Le comuni robinie, come la mimosa, il carrubo e l'albero di Giuda, appartengono alla famiglia delle acacie.

Il genere robinia è di pretta origine americana: le sue circa venti specie si trovano tutte nell'America del nord e centrale, mentre nel nostro continente è presente solo la "falsa acacia", cioè la Robinia pseudoacacia. Le doti ornamentali di alcune forme di robinia sono il motivo della sua diffusione in Europa; pare che vi sia giunta all'inizio del secolo XVII inviata a Jean Robin, erborista del re Enrico IV di' Francia, e più tardi Linneo denominò il genere riferendosi al cognome Robin.
In Italia apparse più tardi, verso la fine del secolo XVIII, sporadicamente e quale pianta da giardino; dimostratasi subito vigorosa e di facile adattamento a diversissime condizioni pedoclimatiche passò ad usi forestali, tanto che già nel secolo scorso veniva considerata più pianta da bosco che da giardino.

Sulla "Nuova Enciclopedia Popolare Italiana", edita dalla Unione Tipografica Editrice di Torino, anno 1863, abbiamo trovato quanto segue:
"E' stata propagata in tutta Europa in grazia del suo rapido accrescimento e dell'eccellente qualità del suo legno e principalmente come albero d'ornamento, stante la vaghezza del suo fogliame e dei suoi fiori candidi che appaiono sul finire della primavera ed esalano un odore soavissimo...
Il fogliame è appetito al bestiame e coi fiori si produce uno sciroppo gradevole e temperante.... "

Il simbolismo dell'acacia si perde nella notte dei tempi. E così, troviamo riferimenti all'albero dell'acacia nelle antichissime iscrizioni sacre sulle tavolette di argilla scoperte a Nippur in Babilonia. Secondo la Bibbia l’Arca della Alleanza era in legno di acacia dorato: nel 37 capitolo del libro dell'Esodo, si legge che: "Poi Besaleel fece l'arca di legno d'acacia … La rivestì d'oro puro di dentro e di fuori, e le fece una ghirlanda d'oro che le girava intorno " ... "Fece anche delle stanghe di legno d'acacia, e le rivestì d'oro.
Fece passare le stanghe per gli anelli ai lati dell'arca, per portare l'arca"…
“Fece anche la tavola di legno d'acacia … Fece le stanghe di legno d'acacia, e le rivestì d'oro; esse dovevano servire a portare la tavola"…  “Poi fece l'altare dei profumi, di legno d'acacia e gli fece una ghirlanda d'oro intorno. Gli fece pure due anelli d'oro, sotto la ghirlanda, ai suoi due lati; li mise ai suoi due lati per passarvi le stanghe che servivano a portarlo. Fece le stanghe di legno d'acacia e le rivestì d'oro".

Va ricordato inoltre che, secondo la leggenda, il roveto ardente attraverso il quale Dio si presentò a Mosè, era un'acacia. Una tradizione vuole che la corona di spine del Cristo fosse di spine d’acacia. In questo caso esse hanno avuto un ruolo di raggi luminosi collegandosi a un simbolismo solare. Appare chiaro così il valore sacro che, già migliaia di anni fa', gli Ebrei attribuivano al legno di acacia ("shittah" nella loro lingua), legno incorruttibile, l'unico degno di contenere le Tavole della Legge, ossia il patto fra Dio e l'uomo, e con il quale era pure costruito l'Altare ed il Tabernacolo e tutti i suoi vari accessori.

Va osservato in proposito che il Libro dell'Esodo racconta l'uscita degli Ebrei dall'Egitto e questo ci fa dedurre che la particolare considerazione del legno dell'acacia era stata ereditata dalle ancora più antiche tradizioni della civiltà dei Faraoni.
Gli antichi Egizi, infatti, tributavano all'acacia onori divini ed un esempio emblematico lo si ritrova nel culto di Osiride.

Nel mito osirideo, Iside, sorella-sposa di Osiride, ricerca il corpo dell'amato sposo che era stato ucciso dal fratello Seth e quindi fatto in pezzi. Ritrovate le membra disperse le ricompone in una bara di legno d'acacia facendolo così rivivere. In India la tazza sacrificale (sruk) attribuita a Brahama è in legno d’acacia. Va anche ricordato che i fuochi sacri venivano fatti con il legno di acacia e di acacia erano fatte le pire sulle quali, nell'antichità, venivano cremati i cadaveri dei re e dei sacerdoti.

Ovunque, perciò, l’acacia, un albero dal legno duro, dai fiori profumati e dalle spine pericolose, è legata a valori religiosi, è un supporto al divino.
Il suo tipico colore verde, simbolo dell’esistenza e della vita, ne fa il simbolo dell'immortalità e dell’incorruttibilità. Nell’antichità era considerato anche simbolo del legame tra il visibile e l’invisibile. Il termine acacia è una parola greca composta da alfa privativo e “kakòn” che significa “male”, per cui possiamo etimologicamente interpretarla come “assenza di male”, cioè “bene, purezza, innocenza”.

L’acacia è simbolo di rinascita un poco dovunque, probabilmente questo è dovuto alla durezza e resistenza del suo legno, la forza e perennità di questo porta al concetto della vittoria della vita sulla morte, per cui simboleggia saggezza e rinascita, oltre che il legame tra il mondo visibile ed il mondo invisibile.

Come Cristo, agnello di Dio resuscita, così il cristiano, aiutato dalla grazia del battesimo, dovrebbe operare in sé una trasformazione che comporti la morte di vizi e passioni per ottenere una rinascita, e l'acacia, con i suoi fiori, ben rappresenta la luce raggiunta grazie a questo lavoro su sé stessi.

a cura di:
Danilo Tregnago


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