Parrocchia Ss. Martino ves. * Antonio ab.

Ferno (Va)

- L'Ape -

Presso i popoli antichi l'ape era considerata simbolo di vita che rinasce dalla morte e dalla
decomposizione: l'immortalità dell'anima.
A questo proposito va ricordato il culto dei morti degli spartani, che conservavano nel miele il cadavere dei loro re. La gran madre greca Demetra, che dona la vita, aveva il soprannome di Melissa, cioè ape. Nella religione greca l’ape rappresenta l’anima discesa fra le ombre che si prepara al ritorno.

L'ape è associata all'anima che lascia il corpo di un uomo anche in Siberia, nell'Asia centrale e presso gli Indiani dell'America del Sud. Questa immagine anima-ape era presente anche presso gli antichi egizi. L’ape è uno dei simboli della risurrezione.

La stagione invernale (tre mesi) nel corso della quale sembra sparire perché non esce dall’alveare è associata al tempo
(tre giorni) nel quale il corpo di Cristo è invisibile dopo la morte e prima di riapparire risuscitato.

L'ape, emblema dell'operosità, è stata sempre un insetto simbolico in miti, leggende e religioni. Grazie a queste sue caratteristiche comportamentali come la laboriosità, e alla fornitura di prodotti preziosi, quali il miele e la cera, l’ape ha sempre giocato un ruolo significativo nell’immaginario cristiano: si riscontrano un centinaio di passi delle Sacre Scritture che si riferiscono ad api, miele e cera, e d’altronde la stessa Terra promessa era descritta come il “Paese ove scorre latte e miele”.

L'organizzazione dell'alveare è descritta con ammirazione da Plinio il Vecchio e presa a paragone per la sua laboriosità dallo stesso Cicerone. Anche in Africa l'ape è un personaggio favoloso, rappresenta l'uomo e la sua organizzazione sociale, come presso i sudanesi dell'ansa del Niger. Nella cultura celtica l'ape è simbolo di perfezione. Questo laborioso e diligente insetto, in diverse culture, seppur tra loro lontanissime, simboleggia anche la parola e l'eloquenza.

Nella cultura ebraica, per esempio, l'ape è appunto associata al linguaggio, e il suo nome “dbure” deriva dalla radice “dbr” che significa parola, da cui il rapporto stabilito tra l'ape e il verbo. Nella cultura greca è il simbolo dell'eloquenza, della poesia e dell'intelligenza.

Non stupisce quindi che anche l'iconologia cristiana abbia considerato molto positivamente la figura simbolica dell'ape. Francesco di Sales paragona l'anima dell'uomo nel corso della sua vita terrestre ad un'ape, paragone già formulato da San Bernardo e ripreso da Rudolf Steiner.
Sant’Ambrogio paragonò la Chiesa all'alveare e i membri di una comunità alle api, le quali sono in grado di cogliere il meglio da ogni fiore.

San Bernardo di Chiaravalle considerava l’ape un simbolo dello Spirito Santo, forse sulla base dell’idea che le api vivessero solo del profumo dei fiori, dando così un'immagine di grande purezza e continenza.
Dante, nel Paradiso (canto XXXI, vv. 7-9), paragona le anime degli angeli alle api:

...sì come schiera d'api che s'infiora
una fiata e una si ritorna
là dove il suo laboro s'insapora...

a cura di:
Danilo Tregnago


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