Parrocchia Ss. Martino ves. * Antonio ab.

Ferno (Va)

- il Melograno -

“L'albero a cui tendevi la pargoletta mano, il verde melograno da' bei vermigli fior…” cantava Giosuè Carducci nella sua poesia “Pianto Antico”.
Il melograno è una pianta di origine antichissima, da millenni simbolo di fertilità. Mai frutto ha ispirato artisti, miti e leggende come il melograno;
da sempre è stato un albero legato alla simbologia e alle religioni, e ha saputo essere un aiuto all'uomo con le sue virtù farmacologiche.

Il melograno, meglio identificato con il termine Punica Granatum L., appartiene alla famiglia delle Punicacee, è un arbusto dai rami contorti, spinosi e abbondanti, una corteccia dal color rosso grigiastro. È una pianta dalla crescita lenta, raramente supera i 5 metri di altezza, presenta delle foglie minuscole dalla forma allungata. Nel periodo della fioritura, i rami si adornano con degli splendidi fiori rossi e il frutto è una bacca carnosa, dalla buccia spessa di color giallo, con delle sfumature che vanno dal rosso fino all'arancio.

All'interno del frutto sono contenuti moltissimi semi ricoperti da una polpa rosso vivo molto succosa, raccolti in cavità separate da una sottile membrana. L'origine del melograno sembra essere l'Asia Occidentale, infatti, cresce spontanea dalle regioni a sud del Caucaso, al nord dell'India, nella regione del Punjab, dalla Persia all'Afghanistan.

Nell'antico Egitto era nota e ritenuta pianta medicinale per le sue proprietà terapeutiche e vermifughe, ed era inoltre utilizzata nelle cerimonie funebri. Le melagrane sono state raffigurate nelle tombe egizie del 2500 a.C., sono state nominate nelle iscrizioni di Tutmosi I (1547 a.C.), simboli del frutto del melograno sono stati ritrovati nella tomba di Ramses IV (1145 a.C.).

Nell'antica Grecia, il melograno era considerato una pianta
sacra a Venere e a Giunone. Persefone fu condannata agli inferi per aver mangiato sette chicchi di melagrana. Ai tempi degli antichi Romani, le spose usavano adornarsi i capelli con dei rametti di melograno, come simbolo di
ricchezza e di fertilità. È citata più volte nella Bibbia come uno dei frutti della
terra promessa: questo testimonierebbe che gli ebrei la conoscevano e ne consumavano i frutti, anche sotto forma di succo, già in tempi assai remoti.

Anche il Cantico dei Cantici descrive il significato estetico e poetico della
melagrana; è scritto, infatti: "Come spicchio di melagrana sono le tue guance, senza quello che di dentro si nasconde" e più avanti il melograno ritorna, ma come simbolo di fertilità, speranza e fecondità: "Ero discesa nel giardino delle noci, per osservare i frutti delle valli, per vedere se la vigna fosse fiorita, se avessero germogliato i melograni.

Io ti prenderò, ti condurrò nella casa di mia madre, là mi istruirai, io ti darò da bere il vino drogato ed il mosto delle mie melagrane". Lo stesso significato di fertilità viene dato dalla Bibbia in altra sede, quando si parte della Terra Promessa, della terra ideale: "Perché il tuo Signore t’indurrà in un’ottima terra...terra da grano, da orzo e da viti, dove prosperano i fichi, i melograni e gli uliveti". Potrebbero essere questi i motivi che indussero Hiram, l’architetto del Tempio di Salomone, a riportare l’immagine scolpita della melagrana intorno ai capitelli delle due Colonne: "Compì le colonne con due ordini di melagrane attorno al reticolato, da coprirne il capitello che sormontava la colonna.

Lo stesso fece al capitello dell’altra... V’erano inoltre, in cima alle colonne, sopra ai reticolati, altri capitelli proporzionati alla colonna, ed intorno a questo secondo capitello, disposte in ordine, altre duecento melagrane". In epoca cristiana divenne l'allegoria della Chiesa che accoglieva a sè i fedeli.
I pittori rinascimentali mettevano una melagrana in mano a Gesù Bambino, simbolo della nuova vita donata da Cristo all'umanità.

Secondo la simbologia cristiana e cattolica il melograno rappresenta l’energia vitale, espressione dell'esuberanza della vita, e significa fecondità, abbondanza, amore ardente, carità, umiltà, unione di tutti i figli della Chiesa.

a cura di:
Danilo Tregnago


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