- La vita di S. Antonio Abate (250-355) - Giovane egli era, ricco e bello; con un avvenire radioso. Ma giunto all'età dei diciotto - vent'anni, Antonio si recò in una Chiesa, per assistere ad una Celebrazione Eucaristica. In quel giorno il Vangelo recitava così: "A due padroni nessuno può servire insieme: o amare il primo e odiare il secondo: o seguire il secondo e abbandonare il primo: è impossibile servire Dio, senza abbandonare il mondo" (cf Mt 6,24).A queste parole il cuore generoso di Antonio sobbalzò di commozione e si mutò fino in fondo, subitaneamente. Terminata la Santa Messa, uscì dalla Chiesa, andò a casa vendette tutto: il ricavato lo distribuì ai poveri,pur curando l'onesto avvenire della sorella: e poi, senza voltarsi indietro, prese decisamente la via del deserto. Qui però cominciarono a disturbarlo, come fuoco di passione; (il falò e il fuoco di S. Antonio!), le più sfacciate tentazioni. Ce ne parla un suo amico e ammiratore, Atanasio, che diventò il Santo Patriarca di Alessandria d'Egitto. In quelle tentazioni ogni belva aveva le sue movenze: il leone ruggiva come per aggredire; il toro aveva l'aria di cozzare con le corna; il serpente gli strisciava tra le gambe; il lupo apriva le ingorde fauci contro il Santo e il maiale gli sfregava immondo contro la tonaca benedetta.
Eppure in mezzo a loro, Antonio, fidente di Dio, irrideva quegli animali dicendo: "Se voi foste forti davvero, non c'era proprio bisogno che vi affannaste in tanti: bastava uno solo a sbranarmi". Un segno di croce e presto tornava la quiete dopo quella tempesta che lo rese così celebre da mettergli accanto un grufolante maialetto e da renderlo Patrono degli animali da cortile. Così tra tentazioni, orazioni e mortificazioni "divenuto Santo in tutto quello che faceva" giunse finalmente anche per lui l'ora di passare al premio. Volle accanto a sé i suoi amici eremiti, e così li salutò: "E' tempo, miei carissimi, che io mi rechi alla patria, avendo già cento e cinque anni. Addio dunque, figlioli, a Dio me ne vado, a Dio venite! Lassù vi aspetto tutti". Così parlò e poi serenamente si addormentò, per sempre. A Ferno è stata dedicata a Lui la Chiesa di ..... (clicca qui per visitarla) (Preghiera a S. Antonio)
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- La vita di S. Martino di Tours (317-397) - Martino nacque nel 317, in una città della Pannonia (Ungheria), Sabaria; suo padre era un ufficiale dell'esercito romano. Trasferito a Pavia, sentì parlare del Cristianesimo coinvolgendolo fino al punto di diventare catecumeno. Il padre voleva che suo figlio diventasse un' ottimo soldato, così prestò giuramento militare a soli 15 anni.Una notte d'inverno, mentre faceva la ronda, incontrò un povero vestito di stracci, Martino tagliò il suo mantello in due pezzi e ne donò la metà al povero. Per questa azione fu deriso dai compagni, ma la notte seguente, mentre dormiva, gli apparve Gesù rivestito del suo mantello che diceva agli angeli: " Martino ancora catecumeno, mi ha coperto con questo mantello " Venne battezzato all'età di vent'anni e giunto ai 40 anni, decise di porre le armi per diventare monaco recandosi dal grande Vescovo Ilario. Costretto a fuggire dalla sua patria dopo essere riuscito a convertire sua madre e non suo padre, si recò prima a Milano poi a Gallinara (un'isola della costa ligure) e infine ritornò a Poiters dove il Vescovo lo ordinò diacono e poi prete. Martino fondò, non lontano da Poiters, il monastero di Ligugè, il più antico d'Europa, dove trascorreva il suo tempo in preghiere e predicazioni. Nel 371 essendo morto il Vescovo di Tours, i fedeli di quella città acclamarono Martino come loro Vescovo. Il suo episcopato durò 26 anni e la sua fama si sparse dappertutto,anche al di fuori della sua Diocesi. La morte lo raggiunse nel 397 e il suo corpo fu trasportato a Tours dove ebbero luogo le esequie l'11 Novembre con la partecipazione di moltissime persone venute da ogni parte. A Ferno è stata dedicata a Lui la Chiesa di ..... (clicca qui per visitarla) (Preghiera a S. Martino)
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