In questa pagina sono riprodotte le due facciate, originariamente appartenenti ad uno stesso stendardo processionale, che ora, dopo il recente restauro, sono separate, ciascuna su un proprio supporto. Originariamente lo stendardo raccoglieva insieme (anche per economia di spesa) ed esaltava con l’apporto dell’arte gli elementi figurativi e simbolici cari alle due confraternite parrocchiali del Santissimo Sacramento e dei Cinturati. Ritornando alla parrocchia lo stendardo sdoppiato, il laboratorio Venturini di Milano dichiarava che ogni facciata ora risulta riportata su raso e restaurata a mano, misura cm 155 x 130, presenta guarnizioni d’oro, è dotata di frange e di fiocchi d’oro, è foderata in tinta.Durante il restauro non sono state introdotte modifiche nella impostazione strutturale e figurativa delle due facciate, come dimostrano a confronto le foto che si conservano in archivio, scattate prima e dopo il restauro. Il restauro non fu, dunque, un tradimento. La facciata riguardante i Cinturati presenta, entro una cornice molto elaborata, tre figure in primo piano e, in alto, alquanto allontanata prospetticamente, la Madonna, assisa sopra le nubi, nell’atto di mostrare una cintura, al pari del Bambino che ella tiene a lato. Le figure in primo piano sono un vescovo e due frati. Il vescovo, barbuto, con in testa la mitria e in mano un libro e un omaggio di fiori, posizionato in forte torsione cervicale, invita con il gesto dell’altra mano a rivolgersi alla Madonna. Egli veste sotto un piviale o mantello colorato una tunica talare scura, che nella iconografia sacra ricorre per indicare i dottori della Chiesa; si lascia pertanto riconoscere per Sant’Agostino. Il santo, capostipite dei frati agostiniani, è celebrato nella tradizione come devoto della Madonna e fautore dell’uso della cintura. I due frati a lui contrapposti, raccogliendo l’invito, guardano alla Madonna con ammirata venerazione. Il primo è Sant’Antonio abate, eremita dotto, avente ai piedi un grande libro aperto e la simbolica campanella, raffigurato anziano, con un vistoso Tau (una T) sul saio che significava vita futura. L’altro è un frate più giovane, vestito come lui e quindi dello stesso ordine, non necessariamente un santo preciso. Gli agostiniani eremitani avevano l’esclusiva nel campo della formazione di nuove compagnie di Cinturati e nella accettazione di nuovi confratelli. La scena affidata all’altra facciata dello stendardo rappresenta l’adorazione dell’Ostia eucaristica, raggiante in un ostensorio, da parte di una mezza dozzina di angeli volanti di varia corporatura. Risalta nell’una e nell’altra facciata dello stendardo sdoppiato la cornice che racchiude la scena, preziosa nella scelta dei materiali di ricamo, ricercata nel complesso sviluppo a segmenti curvilinei, arricchiti di mazzi di fiori.
Oggi come ieri la scena e la cornice sono adagiate su raso, di colore avorio nella prima facciata, cremisi nella seconda. I moduli figurativi e le cornici delle scene rimandano al Settecento. Questo stendardo corrisponde con ogni probabilità all’unico stendardo presente nell’inventario di cento voci per mobili e paramenti della chiesa di Sant’Antonio che reca la data 1707: “Un stendardo grande a ricami e frange d’oro”. Qui sono riprodotte le due facciate originariamente appartenenti ad uno stesso stendardo processionale che, ora, dopo il recente restauro, risultano separate, ciascuna su un proprio supporto. Il laboratorio Venturini di Milano, ritornando alla parrocchia lo stendardo sdoppiato, dichiarava che ogni facciata ora risulta riportata su raso e restaurata a mano, presenta guarnizioni d’oro, è dotata di frange e di fiocchi d’oro, è foderata in tinta, misura cm 130 x 220: quindi è leggermente più piccola delle facciate dello stendardo settecentesco, considerato prima. Come l’altro stendardo, anche questo non ha subito modifiche nella impostazione strutturale e figurativa delle due facciate durante il restauro. Come l’altro stendardo, anche questo riunisce le due devozioni verso l’Eucaristia e verso la Madonna della Cintura, dedicando una facciata a ciascuna di esse. Le fasce che circondano le scene sono larghe al punto di offrire ampio spazio per geometrie angolari a rete e per festoni floreali o girali fitomorfi. Di conseguenza, è minore lo spazio riservato in ogni facciata alla scena centrale. La scena della facciata dedicata alla Madonna della Cintura è impostata in modo da ospitare nel piano inferiore i santi patroni di Ferno, nel piano superiore, senza preoccupazioni di arretramento prospettico, la Madonna, che è assisa sulle nuvole tra angioletti e colta nell’atto di reggere su un ginocchio il suo Bimbo e di mostrare la cintura, così come fa anche lui. San Martino è rappresentato a cavallo, abbigliato come un giovane cavaliere romano, con corazza bracciali ed elmo con cimiero; ha lo sguardo rivolto alla Madonna, una mano appoggiata sul petto, l’altra ancora calata verso il povero inginocchiato seminudo a lato, al quale ha appena donato un drappo. Al cavallo non mancano le bardature rituali. Guarda alla Madonna anche Sant’Antonio, inginocchiato, con un mano sul petto e l’altra impugnante un lungo bastone cui è appesa la campanella. Veste due abiti diversi per colore e presenta in rosso sul petto il consueto tau. Sull’altra facciata dello stendardo compare in alto l’ostensorio eucaristico, in basso sono raffigurati due santi inginocchiati che guardano all’Eucaristia, nei quali è facile riconoscere San Carlo Borromeo e San Tommaso d’Aquino. Il primo è in mantellina rossa e camice chiaro e tiene le mani congiunte in preghiera. L’altro, in veste di domenicano, con gli emblemi distintivi della sua alta cultura e della sua ardente devozione: un libro ai piedi, una fiammella sul capo, un giglio in mano, ma anche vistose ali angeliche alle spalle. Papa Leone XIII aveva rilanciato la memoria e la venerazione verso questo dottore della Chiesa nell’anno 1880. Tale rilancio potrebbe giustificare l’attenzione anche a Ferno, prima non attestata, verso questo santo; la data del rilancio può anche costituire il termine post quem qui fare risalire lo stendardo. Tra i motivi fitomorfi della fascia marginale, di raso rosso in questo caso, non devono sfuggire il grappolo d’uva e la spiga di frumento, elementi notoriamente legati al culto eucaristico. Le scene delle due facciate dello stendardo, giocate su colori vivaci di gusto popolare, presentano una serie di elementi comuni: il terreno su cui poggiano le figure in primo piano, il paesaggio che fa da sfondo ad esse, l’aureola intorno alle teste dei santi e della Madonna, l’azzurro del cielo, la tipologia delle nubi, i raggi che si dipartono a 360 gradi dall’ostensorio eucaristico e dal capo della Vergine, gli angioletti ridotti alla sola testa e alle alucce. di Franco Bertolli |